Come Un Animale
Nel mondo naturale, la migrazione è fondamentale per la sopravvivenza dell’ecosistema: miliardi di animali d’ogni specie si spostano percorrendo terreni impervi, oceani vastissimi e cieli liberi. Ogni autunno, milioni di farfalle monarca intraprendono un viaggio di oltre 4.000 km dal sud del Canada al Messico. Tra le onde, le balene megattere coprono 8.000 km dalle zone tropicali alle acque polari, attraversando 28 Paesi in un solo viaggio. I caribù ogni anno percorrono circa 2.500 km tra tundre artiche e foreste boreali.
Come tutti gli esseri del regno animale, anche gli umani sono soggetti a flussi migratori che prescindono dalle barriere, costringendoli a trovare dei passaggi attraverso i quali spostarsi per continuare a vivere: una navigazione nomade contro le mappe ufficiali e le strutture di potere dominanti. Traiettorie non disciplinate, oltre i confini di Stato. Un movimento naturale e inarrestabile di deterritorializzazione. In una realtà definita da linee immaginarie che dividono terre, mari e umani, la crisi dei rifugiati ha inasprito fenomeni di fascismo, razzismo, xenofobia e paranoia nazionalistica. Ancora oggi recinzioni metalliche delimitano i confini di diversi Stati europei, come quelle installate dall’Ungheria verso la Serbia e la Croazia, mentre in tutto il mondo quasi 70 muri sono stati eretti per dividere intere popolazioni.
Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR)¹, si stima che in tutto il pianeta circa 84 milioni di persone siano sfollate e i rifugiati superino i 26 milioni. Parallelamente, un rapporto delle Nazioni Unite sullo stato delle specie migratorie mondiali rivela che 1.189 specie animali sono a rischio di estinzione.² La lenta ma inesorabile violenza del cambiamento climatico e la veloce distruzione provocata dalle guerre hanno in comune la perdita dello spazio e del diritto a rimanere per tutta la fauna. L’escalation degli arresti di immigrati negli Stati Uniti e delle morti in mare alle porte dell’Europa è una conseguenza di politiche razziste, che ignorano la migrazione come adattamento antropologico: quando l’habitat naturale di una specie diventa inadatto, l’animale cambia luogo. Nonostante la cultura sia considerata da molti una prerogativa umana, forme di apprendimento condiviso esistono anche nel resto del mondo animale, come le canzoni che le balene usano per comunicare durante le loro lunghe migrazioni, permettendogli di riconoscersi e adattarsi a un ecosistema in crisi.
Per molti migranti il senso di appartenenza a un luogo rinasce nei rituali, più che nell’ancoraggio a una posizione geografica. La migrazione delle farfalle monarca tra il Nord America e il Messico è un fenomeno unico nel suo genere: a causa del loro breve ciclo di vita, il viaggio di andata e ritorno si compie attraverso più generazioni e spesso viene portato a termine solo dalla quarta, capace di coprire l’ultimo tratto. Come le farfalle che, passandosi il testimone, ereditano una rotta migratoria mai percorsa, così i migranti umani portano dentro di sé la memoria di casa.
Con una politica migratoria europea sempre più incentrata sull’esternalizzazione dei propri confini, ai migranti viene impedito di attraversare il Mediterraneo grazie ad accordi fra gli Stati, come nel caso della Libia, dove i centri di detenzione per migranti e rifugiati violano i diritti umani.³ Per chi prova a entrare in Europa, oggi esistono due accessi lungo l’Evros: il confine acquatico formato dal corso del fiume e la frontiera tra Grecia e Turchia. In quello spazio, migranti e rifugiati vengono braccati, detenuti, torturati e respinti oltre il fiume dalle guardie di frontiera.⁴
Costretti a migrare per distanze sempre più lunghe sono anche gli elefanti, minacciati dalla scarsità di piogge e dal sovrappopolamento. Mentre l’Italia resta ai primi posti per uccisioni illegali di uccelli migratori,⁵ tra le persone sbarcate sulle coste italiane ci sono i sopravvissuti all’attraversamento del Mediterraneo centrale, rotta migratoria che ogni anno conta migliaia di vittime tra morti e dispersi.⁶ Dall’altra parte dell’Occidente, oltre 50.000 immigrati sono reclusi nei centri di detenzione dell’ICE, come l’Alligator Alcatraz in Florida, circondato da alligatori, serpenti velenosi e sabbie mobili, dal quale Donald Trump, promotore di queste carceri, afferma che “l’unico modo per andarsene è la deportazione”.
Sul sito ufficiale ice.gov nell’aprile 2025, una dichiarazione proclamava: “100 giorni di applicazione record delle leggi sull’immigrazione all’interno degli Stati Uniti. 3 arresti su 4 hanno riguardato immigrati illegali criminali”. In uno Stato coloniale di insediamento, coloro che criminalizzano la migrazione sono essi stessi occupanti. In un luogo come questo, gli immigrati sono essenziali per il tessuto economico e sociale, pur continuando a essere politicamente privati di diritti.
I rapimenti indiscriminati da parte dell’ICE e le politiche di etnonazionalismo autoritario non riguardano la “sicurezza nazionale”. L’obiettivo è quello di terrorizzare la popolazione fino all’obbedienza, la messa in discussione dello ius soli e le minacce all’incolumità e libertà di chi offre aiuto agli immigrati, ai propri vicini e alla propria comunità.
Sempre più Paesi usano l’intelligenza artificiale come sistema di monitoraggio, attraverso droni e torri di vigilanza disposte ai confini. L’utilizzo di telecamere termiche e di rilevatori di dialetto rientrano tra i metodi più controversi di una sorveglianza sistematica e discriminatoria che militarizza le frontiere, riducendo la migrazione a una mera questione di sicurezza e violando la dignità delle persone.⁷ Mentre la tecnologia ridefinisce confini e movimenti umani, anche la natura subisce gli effetti di un presidio sempre più invasivo. La Grande Migrazione del Kenya, durante la quale milioni di gnu, zebre e gazzelle solcano ogni anno il più noto e affollato corridoio migratorio, è oggi minacciata dalla costruzione di un “Safari Camp” della catena alberghiera Ritz-Carlton. L’apertura dell’hotel di lusso non solo compromette l’habitat della riserva di Masai Mara, ma forza anche le comunità locali a spostarsi, ostacolando i movimenti naturali tanto degli animali quanto delle persone.⁸ Dai genocidi alle guerre civili, fino al deterioramento degli ecosistemi, la fine di questa violenza, causata dagli abusi di potere, unisce il bisogno urgente di conservazione alla necessità di porre fine alla sorveglianza arbitraria, dello sfollamento e dell’occupazione. Da Los Angeles a Gaza, tutti dovremmo essere liberi di spostarci e di rimanere. Nella vita che continua, dal canto delle balene al vento su cui fluttuano le farfalle, la migrazione porta con sé la sacralità della vita e della natura.
Note
¹ UNHCR, *Dati e statistiche*, 2024. https://www.unhcr.org/it/dati-e-statistiche.html [1]
² CMS, *Stato delle Specie Migratorie Mondiali*, 2023.
³ Human Rights Watch, *Libia: violazioni nei centri di detenzione*, 2024.
⁴ UNHCR, *Rapporto Evros 2023*.
⁵ LIPU, *Uccisioni illegali uccelli Italia*, 2023.
⁶ IOM, *Morti Mediterraneo centrale*, 2024.
⁷ Amnesty International, *Sorveglianza frontiere*, 2024.
⁸ *The Guardian*, *Ritz-Carlton Masai Mara*, 2024.