FEMALE GARAGE

Tutte tra di noi, buttate in un garage

Che cosa è successo a Female Garage? Coriandoli ha parlato in esclusiva con le organizzatrici della nuova festa/culto – elusiva quanto femminile – spawnata apparentemente dal nulla agli albori di questa speranzosa primavera milanese. Il 12 Aprile 2026 una manciata di queers and queens hanno assediato Labrutepoque in zona Piola, capitanate da Lilly Love agghindata nel suo best Madonna-inspired drag: alla festa pomeridiana e poi serale è accorsa una schiera di devote fedeli per fare kiki e stare insieme, segnando il primo femminile inizio di questo leggendario capitolo di nightlife milanese. Scopriamo insieme come Female Garage è passato da vaneggio a realtà, nelle parole di Lilly e Francesco.

Come vi sentite?

Siamo in una totale love hangover dopo questa serata. Lo abbiamo realizzato il giorno dopo guardando le foto e leggendo i messaggi che ci sono arrivati privatamente da tantissime persone. Tutti ci hanno ringraziato per aver creato una situazione così safe e divertente, fondamentale per il benessere collettivo. Abbiamo riscontrato il fatto che è una cosa che a Milano mancava. Ringrazio noi stesse per aver fatto questa cosa ed esserci state. É andato tutto esattamente come doveva, siamo over the moon.

Cosa avete combinato esattamente?

L’impressione è quella di aver creato una casa. Spesso Milano ha dato situazioni che si sono prestate più al posing che al fare community, invece Female Garage è stato veramente casa a 360 gradi. Completaménte.

Foto di @lellekelly

Quando è iniziata l’idea? Perché si chiama Female Garage? Cosa speravate di creare?

Mi sono sempre presa cura della scena club kid, drag queen, dress-up people, dolls, trav… Dopo che il Plastic ha chiuso, quella scena è venuta da me a chiedermi: “E adesso dove andiamo? Cosa facciamo?”. Nel frattempo Milano è cambiata dal punto di vista clubbing: si sono create delle situazioni queer molto belle, che però allo stesso tempo erano improntate su una situazione di techno house più pesante, incentrate sul sexual – e spesso sporcate da una mascolinità tossica che ha preso il sopravvento. L’idea è nata dopo una di queste feste durante la Fashion Week di Settembre, in cui c’era un sacco di gente più conciata del solito. Alla fine del corridoio di dove si svolgeva la festa, nei sotterranei, c’era un parcheggio con tanti garage chiusi. Ricordo questa scena in cui molte queers dress-up dolls si sono buttate davanti ai garage a fare delle foto. Io sono entrata dentro a chiamare le ragazze per fare un po’ di kiki davanti a questi garage, e ho detto: “Ragazze, andiamo a fare un Female Garage”. Dopo l’evento vaneggiavo con le altre: pensavo a quanto sarebbe stato bello svuotare uno di questi garage, metterci dentro una piccola consolle e fare una piccola room molto più kiki dedicata alle queers – non con musica techno house così pestata, ma qualcosa che fosse dedicato a noi e al nostro target. Sarebbe stato stupendo, avrebbe dato l’opportunità ad altre persone di uscire più dressed-up e avrebbe smorzato questa mascolinità tossica che ha priority in queste nuove serate queer. Ho fatto una playlist su Spotify chiamata Female Garage – io ascolto musica da sempre e ho proprio pensato a un vaneggio su questo – e l’ho condivisa in giro, l’ho suonata a feste private e afterparty. È piaciuta molto. Tutte dicevano: “No vabbè, sarebbe bellissima una serata super kiki in questo mood!”. Forse sono stata spinta più dai miei amici che hanno colto il vaneggio più che dalla mia voglia di mettermi a fare una roba del genere, che non avevo mai fatto e sarebbe risultata un po’ impegnativa. Parlandone in giro e condividendo la playlist e l’idea, la gente ne ha colto subito lo spirito perché faceva parte di un’esigenza collettiva che esisteva sempre di più. Anche per una questione di bpm e di mood, era impossibile andare a una festa queer dress-up a fare salotto creando una situazione molto più funny e spensierata. Avevamo bisogno di un ambiente dove poterci esprimere senza sentirci a disagio. Questo è il punto di Female Garage. ‘Female’ non è inteso come una qualifica di genere, ma rappresenta la nostra condizione di svantaggio, difficoltà, isolamento, discriminazione, e nonostante ciò non volersi arrendere – intendendo la bellezza come valore in quello che si è e si fa. Un posto che non è contrastato dalla mascolinità tossica o da un occhio commerciale. Anche nello sporco di un garage, essere comunque noi.

Female è la parte che non ha paura di essere, il Garage è la parte più gritty, rough around the edges, queer.

Uno dei primi termini che ho utilizzato per descrivere questa fantasia è ‘Tutte Tra di Noi’, una catch phrase che uso ormai da anni. Ci tenevo particolarmente che fossimo tutte tra di noi perché è tutte tra di noi che ci capiamo, che ci siamo sempre supportate, fomentate e celebrate. È anche un auspicio per il futuro, che la gente smetta di pensare così tanto al posing e pensi solo a venire, liberarsi e divertirsi senza nessun tipo di etichetta. Seriamente questa volta. Non per finta o con dei paletti. Le drag e le figure queer dress-up sono sempre state lo specchietto per le allodole, lo show da mostrare al pubblico. Per la prima volta abbiamo creato una situazione che celebrasse noi, tutte tra di noi senza persone che non fanno parte del nostro mondo e tendono a vederci come intrattenimento. Per una volta volevamo essere noi le protagoniste di noi stesse, tutte tra di noi. È stato un celebrarsi a vicenda. Celebrazione dell’unicità, senza senso di competizione. Abbiamo voluto coinvolgere una crowd variegata per far interagire tante persone che magari non si conoscevano, diverse tra loro ma accomunate dalla stessa queerness.

Com’è nata la collaborazione tra voi due (Francesco e Lilly)?

Lilly Love – Con Francesco mi sono trovata subito, anche come coinquilina. Quando siamo entrati più in confidenza, abbiamo scoperto di avere tanti amici in comune tra Londra e Milano: era destino che ci conoscessimo. Abbiamo lo stesso mood, la stessa queerness, e soprattutto la stessa passione di fare clubbing in Italia e all’estero.

Francesco Arena Chartroux – Quando Lilly mi ha detto che stava pensando di fare Female Garage, ho pensato che anche io avevo la stessa esigenza. Da quando ho iniziato a fare seriamente clubbing a Milano, ho sentito la mancanza di uno spazio di espressione, di tranquillità, uno spazio uplifting, che non fosse scuro e escludente. Da lì ci siamo agganciati e abbiamo deciso di rendere reale questo progetto. Sono entrato quindi in Female Garage come art director, ma è comunque uno scambio costante e fluido tra noi e i nostri collaboratori.

Foto di Carol Rollo

Parlateci delle scelte comunicative che avete usato per diffondere il progetto.

La comunicazione voleva essere divertente, teatrale, campy, ma comunque pensata. Volevamo comunicare questa leggerezza, essere divertenti senza dovercene vergognare, senza aver paura di non essere presi sul serio.

Ci sono stati dei teaser, poi dei post esplicativi, e poi questa estetica un po’ riot – un po’ zine, un po’ garage…

Anche la comunicazione vuole raccontare il “tutte tra di noi”: abbiamo scelto di creare questo format dove a comunicare l’evento sono le persone stesse che ne fanno parte e da cui l’evento è ispirato. Abbiamo pubblicato foto dei soggetti che rappresentano Female Garage semplicemente essendo loro stessi: i closeup dei visi che raccontano chi siamo, ognuna con la sua piccola narrazione raccontata in maniera camp. Tutto è estremamente autoprodotto da noi, non c’è AI di mezzo: dei crazy make-up mi sono occupato io, mentre Francesco ha scattato le foto.

Ho amato il CD con la data, tipo mixtape

Il CD rappresenta la playlist. È un CD graffiato e sporco ispirato al condividere playlist con le amiche. Tutto rovinato, che ha vissuto e l’ha vista brutta. Un cd che ha una storia dietro per me personale: è una compilation di brani di Madonna che mi è stata regalata da mio zio gay quando ero piccolino, una figura molto importante per me – è stato bello poterlo usare per rendergli onore. È tutto scannerizzato e con queste effetto rotocalco, abbiamo fatto mille prove. Andando avanti, l’idea è mantenere questo linguaggio creando delle varianti, mantenendo sempre una narrativa molto accesa e visiva.

Le persone che sapevano sapevano, era quasi come se Female Garage fosse già consolidato, non c’era niente da spiegare.

Abbiamo riflettuto con Francesco che per noi questo non è stato solo un party ma anche un esperimento sociale che abbiamo fatto nella queer community di Milano, della quale sapevamo la potenzialità ma non potevamo prevedere la reazione. Un esperimento che ha funzionato alla grande e che speriamo che funzioni sempre di più, soprattutto adesso che la gente ha visto, ha capito, ha percepito ed è più cosciente di dove andrà a divertirsi la prossima volta.

Foto di @lellekelly

Parliamo delle persone che avete assoldato per DJ, hosting e set design.

Inizierei dalla lineup musicale. Riva è una delle prime persone che ha sostenuto il progetto. Siamo amici da quando avevamo 14 anni, ci siamo conosciute online sul forum delle Pussycat Dolls. Un’altra è stata Leonardo Persico, che da subito ha amato l’idea. Proprio Leo mi ha parlato del Labrutepoque: “Quel posto è veramente perfetto, sembra uno scantinato berlinese arredato in maniera super kitsch e camp. I proprietari del posto sono un’associazione culturale – secondo me se gli parli del progetto si spalancano”. Ci tengo a parlare anche di Nettuno e Andromeda. Io e Nettuno abbiamo un legame fortissimo da anni, l’ho visto crescere. Avevo subito capito le sue potenzialità e sapevo che faceva dj set al match a Paris di mercoledì al Plastic. Quando ne abbiamo parlato ho pensato che era la persona perfetta per iniziare la serata. Andromeda, da sempre presente sulla scena, penso sia l’unica personalità drag dentro la scena techno house queer. È veramente molto brava e iconica, la trovo autentica e non poteva non far parte di Female Garage per l’apertura. Menzione speciale a Luca Dalla Vedova, con cui abbiamo legato molto durante l’ultimo anno ed è diventato parte integrante del team. È una delle persone che fa parte del nostro gruppo di clubbing, e gli abbiamo chiesto di suonare e creare il set design per la serata.

Che direzione gli avete dato?

Tutte tra di noi, di nuovo. La cosa bella è stata che soprattutto per questo primo episodio non c’è stato bisogno di dare direzione alle persone coinvolte, perché erano tutte partecipi in modo organico dall’inizio. È bastata quella playlist, è bastato il nome: “Ok ho capito, ci sono”. E così è andata. Quando abbiamo visto il posto ho avuto subito tantissime idee. Una delle ispirazioni principali di Female Garage come mood e ambientazione è stato lo speciale MTV del 1995 di Madonna: “Bedtime Stories”, un pigiama party a New York con queers, club kids e dress-up people in una situazione super funny e leggera. Il DJ, Junior, era un DJ queer famosissimo a New York in quegli anni, amico di Madonna, che lei ha coinvolto per la promozione dell’album. Questa è stata una delle più grandi ispirazioni sia a livello di look personale mio sia per quanto riguarda la crowd. Volevo assolutamente la strip club area con il palo ispirata alle ‘Ragazze di Wall Street’, e soprattutto volevo la tenda in modo tale che dietro succedessero dei fattacci.

Per chi non è stato a Female Garage, c’era questa strip tease area dove era appesa una enorme tenda glitterata. La Lilly voleva un piccolo anfratto, voleva creare un siparietto – una piccola darkroom – non intesa come area per scopare, ma come area per i fattacci appunto.

FG – È stata una delle cose più sfruttate della serata, insieme al palo.

Honourable mention alle ragazze infilate nelle scatole, iconic. Quello è Female Garage.

Luca ha avuto l’idea di inserire manichini, persone fatte a pezzi, distrutte. Buttata nel garage così, a gambe all’aria. Quello era il significato. Quando siamo arrivati per la prima volta al Labrutepoque, sono stato ipnotizzato dalla luna che si creava dietro la consolle: questa mezzaluna mi ha ricordato tantissimo la cover di Donna Summer di Four Seasons of Love, reference grandissima di Female Garage, e abbiamo montato tutta una situazione di stelline a specchio attorno – anche la stella è simbolo della serata.

Rispetto ad altri party c’era tanta luce, sembrava un’atmosfera tipo after in casa. Forse i club sono scuri perché la gente è meno imbarazzata a ballare e fare la scema, ma a Female Garage era uno show continuo.

Per questo non c’era un palco: lo show era la festa stessa. Vuoi mettere tutto quell’effort nell’essere pazzesca e non poterti vedere? Abbiamo anche sfruttato il fatto che Labrutepoque funziona anche come coworking space e studio fotografico: c’è un banco make-up vanity con le luci Hollywood proprio sulla dancefloor, e la gente era lì che si ritoccava il make-up, faceva foto etc. C’era anche una situazione di salottino con luci più soffuse, e piccoli dettagli nella libreria. Abbiamo Femalizzato Labrutepoque. Luca ha avuto l’idea di mettere un mocio-parrucca con la corona nei bagni, che abbiamo riempito di guanti fucsia in lattice. All’ingresso l’effige di Santa Rita, santa patrona delle cause perse e dei casi disperati, che era lì a benedirci e ad accoglierci. Abbiamo poi coperto tutti i vetri con della plastica rosa per ricreare questa atmosfera pink all’interno, collegata al logo di Female Garage dietro al bancone. Piccolo shoutout al Labrutepoque: durante il confronto sono stati estremamente partecipi, non ci hanno solo appoggiato ma sono stati parte della festa. Quello è un posto che nasce in modo simile a Female Garage: dall’unione. Il condominio è stato acquistato piano per piano da amici che hanno iniziato a convivere, e quello era un basement dove facevano le feste tra loro.

E per quanto riguarda le host?

In Female Garage ho voluto riunire personalities provenienti da tutta la scena clubbing queer di Milano che conosco da anni. Ho cercato di mischiare persone che sono state sempre vicine a me, a partire da Amanda Lewinsky, una delle mie migliori amiche e collega di La Boum, Lola Kills che ha lavorato con me per anni al Plastic e che ora lavora con me a La Boum. Le designate door ladies erano Simon Bowery di Toilet insieme a Madame Horiente, una delle personalità più iconiche di Milano al momento, nonché visionaria unica nel suo genere in tutti i sensi, colei che possiede la pergamena della nightlife milanese nella sua testa. L’iconica Francafungo, che passava per Milano proprio quel weekend, mi ha dato un sacco di sostegno, siamo amiche da anni. Piuttosto che la Pribel, una delle personalità che mi fa più spaccare in assoluto, lei è come una sorella per me. Super autentica anche nel suo fare drag molto slutty con la barba, è una persona che ha una grandissima cultura di musica y2k. Completamente Female Garage. Importantissima la Ryver Bigghy, a livello estetico una di quelle che ha fatto più match con l’arredamento e il set design, lei è stata super Female Garage. Stupenda. E poi la Maddie, una di quelle che ho visto davanti al garage a farsi le foto buttata in questi outfit riot glam. Maddie lo sa, è stata una delle muse di Female Garage. Maddie Cunt, di nome e di fatto.

Foto di @aleueb 

Parliamo di un futuro – cosa vorreste migliorare e cosa vorreste fare di più? Cosa vi augurate per la prossima puntata?

La cosa principale che ci possiamo augurare è quella di mantenere quello che si è creato. Di fare in modo che lo spirito rimanga intatto, non corrotto, nonostante andando avanti inevitabilmente si crescerà. Che questa organicità e questa purezza di intenti, questo spirito familiare rimanga esattamente quello che è dall’inizio. Ci tengo a ripetere che vorrei sciogliere un po’ la Milano che è rimasta ancorata a questi preconcetti di posing. Vorrei aprire le menti delle persone e far capire che siamo in una nuova era del clubbing, autenticità prima di tutto. Being extra is right, it is funny. Female Garage è un posto dove si può osare. Non è neanche una regola, è solo un invito a farlo. Tanta gente ha detto: “Forse ho cannato outfit, sapendolo avrei voluto fare di più”. Ed è questo che vogliamo, spingere le persone a esprimersi. Il clubbing queer di Milano ultimamente è diventato molto deep, molto heavy, e non dava questa possibilità di esprimersi con gioia alle persone. Quello che è stato fondamentale è stata la gioia che vogliamo portare da qua in avanti come bandiera del progetto. Be yourself and make it double!

Foto di @lellekelly

Raccontateci un momento che vi porterete per sempre con voi della prima serata di Female Garage.

Lilly Love – A un certo punto mi sono ritrovata verso sera seduta nella panchina sotto Santa Rita di fianco alla Ryver e Thomas: era tutta un’accrocchiata di gente e Lele ha iniziato a scattare foto. Tutti intorno guardavano e la Lewinsky ha urlato: “Ma l’avete capito che l’ha fatta grossa?! È tutto merito suo!”. Lì ero proprio al centro dell’attenzione, e ho pensato di averla combinata. Forse questo è il momento che ha concretizzato la prima serata di Female Garage per me.

Francesco – Per me l’applauso finale che c’è stato con Lilly e Riva in consolle. Non ho avuto neanche il tempo di capire cosa stava succedendo e mi sono vissuto tutto in maniera estremamente profonda e felice, sono stato talmente preso che quello è stato il momento in cui automaticamente mi sono fermato e ho realizzato quello che era successo.

Ultimo messaggio ai nostri lettori?

Ascoltate la playlist di Female Garage, iniziate a preparare il look, e ci vediamo a Labrutepoque a Maggio – dressed the fuck up.

Foto di @p.p.dox

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Alessandro Merlo is a photographer and artist, editor and founder of Coriandoli. 

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